Al ciclo di nove webinar gratuiti sull’educazione finanziaria e imprenditoriale riservato alle socie CNA, avviato lo scorso febbraio, si è aggiunta ieri la video conferenza “L’imprenditoria femminile dopo un anno di Covid. Scenari e strumenti per lo sviluppo delle pari opportunità”, organizzato da CNA Impresa Donna e UniCredit Social Impact Banking.

L’incontro, moderato da Cristiana Alderighi, coordinatrice CNA Impresa Donna, è stato dedicato – come ha affermato in apertura dei lavori Claudio Giovine, direttore Divisione Economica e Sociale CNA- “a un universo di oltre 1 milione e 300mila donne che ha sofferto più di altri nell’ultimo anno a causa delle chiusure e della difficoltà nel poter conciliare la gestione familiare e il lavoro. Nonostante i retaggi culturali pregiudizievoli che pesano sulle loro spalle il loro coraggio, la loro determinazione e la loro lungimiranza deve essere omaggiato. Anche in questo modo CNA rinnova, proseguendo la proficua collaborazione con Unicredit, il suo costante impegno a fianco di tutte le donne imprenditrici”.

Roberto Remondi, senior expert Territorial Development & Relations, ha, poi, parlato di ‘partnership privilegiata’ ricordando le numerose iniziative portate avanti da CNA e Unicredit come i Digital innovation hub o l’accordo sul Superbonus 110% ed ancora il ciclo di webinar Incentivando che ha raggiunto i 2mila partecipanti. “I problemi ci sono e non mancheranno in futuro dinanzi a transizioni delicate (da quella digitale fino alla gender gap) ma ciò che bisogna comprendere a fondo è che la compiuta realizzazione delle pari opportunità rappresenta una potente leva su cui è importante accelerare e investire al pari di altre sfide”.

Per capire meglio quale è la situazione dell’imprenditoria femminile dopo un anno di Covid, Antonio Murzi ha presentato i dati dell’analisi del Centro studi CNA, di cui è coordinatore. La crisi da Covid19 ha colpito maggiormente i settori dove erano impiegate le donne: la filiera della moda, del turismo, l’intrattenimento, la ristorazione, le attività di servizi alla persona aggravando un quadro già di per sè molto pesante. Basti pensare che tra i Paesi dell’Unione europea l’Italia si piazza a fine classifica con un tasso di occupazione femminile del 48,8%; peggio di noi solo la Grecia. Un dato significativo è che vantiamo la quota più alta di lavoratrici indipendenti: indice sì della buona volontà delle nostre lavoratrici ma anche della difficoltà di accesso al mercato del lavoro dipendente.

Quali sono state le misure messe in atto dal Governo a sostegno delle imprese? Leonardo Bianchi del Centro studi CNA ha apportato il suo contributo alla conferenza fornendo una panoramica delle azioni governative messe in campo. In bilico tra salvaguardia della salute e tutela dell’economia lo sforzo profuso è stato enorme: 245 miliardi nel 2020 e 143 nel 2021 tra i 4 provvedimenti anticrisi e i 4 decreti ristori confluiti in un unico Decreto ristori, poi il Decreto Sostegni. La tanto agognata fase di ripresa coinciderà con la ripresa anche dei settori in cui molte donne sono impiegate, quello dei servizi, in primis.

Con Mario Pagani, responsabile Dipartimento Politiche Industriali CNA, è stato possibile guardare nello specifico agli strumenti a sostegno delle imprese in epoca Covid19 e alle azioni che CNA intende intraprendere nel breve termine. Oltre agli strumenti messi a disposizione delle imprese come la moratoria Abi e i vari Decreti (Cura Italia, Liquidità, Rilancio, fino al Ristori per tentare di contenere i danni generati dall’emergenza, il sostegno alla liquidità e le misure per la ripresa) nello specifico, a favore delle donne, la legge di bilancio 2021 ha istituito il fondo a sostegno dell’impresa femminile con contributi a fondo perduto o finanziamenti a tasso agevolato per i quali è previsto il cofinanziamento di Regioni e Enti locali.

Una nuova modalità di fare banca attraverso soluzioni a supporto delle donne per contribuire a una società più equa e inclusiva è stata presentata da Nadia Cento, referente Impact Financing & Inclusive Product. Si tratta di UniCredit Social Impact Banking che dà credito a realtà imprenditoriali che generalmente vengono escluse dalla tradizionale offerta bancaria, condividendo competenze finanziarie e creando connessioni tra diversi attori sul territorio. Questo progetto, ispirato agli obiettivi Onu per lo sviluppo sostenibile, intende favorire lo sviluppo dei servizi per la famiglia e promuovere attività formative ed educative.

Riccarda Zezza, da lavoratrice dipendente a CEO di Lifeed, ha portato la sua testimonianza raccontando come la sua piccola azienda dimostri alle aziende più grandi che esperienze personali (quali la maternità o il congedo per supporto a familiari in difficoltà), che possono essere viste come un peso per le aziende, permettano ai dipendenti di maturare soft skills utili all’impresa stessa. Zezza ha auspicato si smetta di guardare agli investimenti per la società come misure per donne e per le pari opportunità.

Anche Jessica Labrini, che ha aperto una profumeria artigianale ad Ivrea nella quale si ricerca il benessere emozionale attraverso l’olfatto, ha riportato la sua esperienza tra le tante difficoltà riscontrate a ridosso della crisi pandemica. A portare il peso di queste difficoltà è stata aiutata attraverso un percorso di consapevolezza finanziaria da Osvaldo Sanarico, volontario UniGens, realtà composta perlopiù da ex-dipendenti bancari che mettono a servizio delle imprese le loro conoscenze e esperienze per diffondere la cultura economico-finanziaria.

Da chi ce l’ha fatta al come farcela. Chiara Varri, Impact Financing & Inclusive Product, ha presentato i servizi di Unicredit legati al microcredito per accompagnare passo dopo passo l’imprenditore nella sua avventura aziendale partendo dalla stesura del business plan ed accrescendo intanto anche le competenze imprenditoriali.

In chiusura Maria Fermanelli, presidente di CNA Impresa Donna, ha sottolineato l’importanza di momenti come quello odierno in cui i relatori e i testimoni del fare impresa danno il loro contributo per cambiare l’immaginario collettivo e trasformando i ‘ problemi delle donne’ in ciò che sono realmente: i problemi della collettività, oggi più di ieri. Fermanelli ha ribadito, quindi, che le problematiche legate alle pari opportunità, messe nere su bianco dall’ indagine del Centro Studi CNA, sono in realtà grandi opportunità. Riprendendo Zezza, “non è pensabile che le donne si abbassino se le porte non sono a loro misura, occorre che vengano alzate le porte”.