Abruzzo regione Cenerentola d’Italia nell’andamento delle imprese artigiane nel primo trimestre dell’anno, anche se per ora le misure varate durante la crisi da Covid-19 da Governo e Regione hanno scoraggiato effetti ancora peggiori. È quanto emerge dal rapporto sui primi tre mesi del 2021 redatto dall’economista Aldo Ronci per CNA Abruzzo.

Lo studio, realizzato su dati di movimprese.it relativi ai mesi tra gennaio e marzo, indica che le imprese artigiane abruzzesi flettono in misura nettamente minore rispetto agli ultimi anni, ma registrano comunque un decremento percentuale (-0.91%) pari a 4 volte il decremento medio italiano (-0,23%). Ed è così che si spiega la collocazione all’ultimo posto della graduatoria tra le regioni italiane.

È ancora però forse troppo presto per tracciare con esattezza un bilancio definitivo delle conseguenze generate sul sistema delle micro impresa dal coronavirus, ma soprattutto dalla micidiale combinazione di chiusure e riaperture, limitazione di posti e riduzioni di orari che ha messo in ginocchio intere filiere ipotecandone presente e futuro. Di sicuro, a frenare, per ora, l’effetto “a cascata” delle temute chiusure sono state le varie misure varate per sostenere le attività produttive durante la crisi scoppiata nel 2020.

Nel primo trimestre 2021 le iscrizioni di imprese artigiane sono state 449, con 716 cessazioni, con un decremento di 267 unità. Cifre che però, viste in controluce, in combinazione cioè con le percentuali, dicono anche altre cose: perché se è vero che l’incremento delle cessazioni nella regione si attestano al 24% (contro una media nazionale del 18%), le iscrizioni flettono di un pesante 15% contro invece un incremento medio nazionale del 6%. Ed è dunque da questa combinazione negativa che nasce l’ultimo posto abruzzese tra le regioni d’Italia.

Numeri negativi in tutte e quattro le provincie, con Chieti e L’Aquila rispettivamente a -83 e -72 unità, Pescara e Teramo attestate su dati un po’ meno negativi: -49 e 63 unità. Cifre, queste, che pongono i territori del Chietino e dell’Aquilano a quart’ultimo e quint’ultimo posto tra le province italiane.

Infine, tra i settori più colpiti le costruzioni (con -96 unità e picchi particolarmente significativi all’Aquila e Chieti), i servizi alla persona (con -65) e il manifatturiero (con un -49, concentrato tra alimentari, abbigliamento e articoli in pelle).